Quando si parla di analisi dei mercati finanziari, molte volte l’attenzione si concentra esclusivamente sul prezzo, come se fosse l’unico elemento da tenere in considerazione. È vero che il prezzo rappresenta il risultato finale tra domanda e offerta, ma spesso si trascura un altro elemento fondamentale: il volume degli scambi.

Il volume può fornire indicazioni preziose sulla partecipazione del mercato, sull’eventuale ingresso di grossi investitori e sulle possibili inversioni di trend. In questo articolo esploreremo in profondità l’argomento, passando in rassegna le ragioni per cui il volume è importante, come riconoscere i picchi di volume, quali strumenti e indicatori esistono per analizzarlo e, infine, come tradurre queste informazioni in strategie di trading concrete.

Perché il volume è importante nel trading

Il volume rappresenta il numero di contratti o di titoli scambiati in un determinato periodo. Quando si osserva un grafico, spesso ci si focalizza sul movimento del prezzo: salite, discese, supporti, resistenze, pattern di candele, medie mobili e via dicendo. Tuttavia, ogni variazione di prezzo è il risultato di acquisti e vendite reali, e questo “movimento di mercato” si manifesta chiaramente attraverso il volume. Ignorarlo significa rinunciare a uno strumento che può offrire indicazioni cruciali.

Ma ecco, nel dettaglio, perché il volume è importante

Misura la partecipazione del mercato

Se il prezzo si muove ma il volume è basso, potremmo trovarci di fronte a una finta rottura o un movimento “drogato” da pochi operatori. Viceversa, se il prezzo rimane in un range ma il volume cresce notevolmente, potrebbe essere in atto un accumulo o una distribuzione da parte di investitori istituzionali.

Fornisce segnali di conferma o di divergenza.

Un breakout di una resistenza tecnica accompagnato da un forte incremento dei volumi è molto più credibile di un breakout con volumi incoerenti. In questo caso, un volume elevato conferma l’interesse degli operatori nel sostegno di quel movimento. Al contrario, un prezzo di vendita ma con volumi decrescenti può essere il segnale di una prossima debolezza.

Può anticipare un’inversione

Quando i trader istituzionali (fondi, banche d’affari, ecc.) iniziano a entrare o uscire da posizioni rilevanti, il volume tende ad aumentare in modo sostanziale. Anche se il prezzo potrebbe non mostrare immediatamente una chiara inversione, l’aumento del volume spesso precede o accompagna i cambi di trend più importanti.

Aiuta a valutare la liquidità del mercato

Nei mercati con alti volumi si possono aprire e chiudere posizioni con maggiore facilità e con diffondere più contenuti tra domanda e offerta. Ciò riduce i costi di transazione e la probabilità di slittamento (differenza di prezzo tra l’ordine e la reale esecuzione).

Per i trader alle prime armi, comprendere sin da subito come funziona il volume significa acquisire un vantaggio competitivo nell’interpretazione del grafico. Non si tratta di un indicatore “miracoloso”, ma di una variabile essenziale per dare profondità all’analisi tecnica, al di là della semplice lettura dei prezzi.

Come interpretare il volume

Spesso e volentieri, l’interpretazione del volume consiste nella rilevazione di eventuali picchi, i cosiddetti spike. Con questo termine si intendono i momenti in cui il numero di titoli o contratti scambiati in un singolo intervallo di tempo (candela giornaliera, oraria, a 5 minuti, ecc.) aumenta notevolmente rispetto alla media delle barre precedenti.

Ecco, dunque, quali evidenze trarre dal volume in generale e dagli spike in particolare.

Spike in situazioni di breakout

Quando un prezzo rompe una resistenza o un supporto chiave, se ciò avviene con un spike è più probabile che il movimento di breakout sia autentico. Questo perché un volume anomalo suggerisce un’ampia partecipazione del mercato, incluse le cosiddette “mani forti” (istituzionali o investitori con grandi capitali). Se invece la rottura avviene con volumi molto al di sotto della media, potrebbe trattarsi di una rottura temporanea, destinata a ritracciare.

Spike in fase di Inversione

Un forte aumento di volume durante un tentativo di inversione del trend può segnalare che il mercato sta cambiando direzione. Ad esempio, in una fase di ribasso prolungata, se all’improvviso il prezzo inverte la rotta con uno spike molto elevato, ciò potrebbe suggerire che i venditori stanno cedendo terreno e che sta per verificarsi una nuova ondata di acquisti.

Discorso analogo, ma contrario, per il trend rialzista: se una candela ribassista incontra uno spike, è probabile che gli acquirenti abbiano perso la loro forza propulsiva.

Divergenza tra prezzo e volume

A volte si assiste a una divergenza tra prezzo e volume: il primo continua a salire, ma il secondo è in diminuzione. Ma può accadere anche il contrario: il prezzo continua a scendere ma con volumi più bassi.

Cosa trattare da queste divergenze? Semplice, che il trend potrebbe essersi esaurito. Un evidenza utile soprattutto per i trader più arditi e che vogliono giocare di anticipo.

I falsi spike

Non tutti gli spike sono segnali d’acquisto o di vendita. Ci sono situazioni (soprattutto in mercati con bassa liquidità) in cui poche operazioni di dimensione elevata o l’entrata in scena di un singolo grande player possono gonfiare temporaneamente i volumi.

er questo motivo, è importante contestualizzare sempre l’anomalia di volume con il contesto tecnico di prezzo e l’orario di mercato in cui si verifica. Eventi come l’apertura o la chiusura dei mercati, la pubblicazione di dati macroeconomici o di bilanci aziendali possono impattare in modo significativo sui volumi.

Strumenti e Indicatori per l’analisi del volume

Passiamo ora a una panoramica degli strumenti e degli indicatori più comuni utilizzati per analizzare il volume. Ognuno di questi può offrire un punto di vista diverso sulla struttura degli scambi e sulle possibili intenzioni degli operatori di mercato.

Volume profile

Il Volume Profile non si limita a mostrare il totale degli scambi nel tempo, ma lo distribuisce lungo l’asse dei prezzi, evidenziando i livelli di prezzo dove si è concentrato il maggior numero di transazioni.

È una sorta di “mappa” orizzontale che mostra a quali prezzi il mercato è stato più attivo. Dunque, può aiutare ad individuare le zone di supporto o resistenza più significative, spesso corrispondenti ai cosiddetti “Point of Control”, punti in cui la maggior parte dei trader ha aperto o chiuso posizioni.

On-Balance Volume (OBV)

L’OBV è un indicatore cumulativo che aggiunge o sottrae il volume giornaliero (o del timeframe scelto) a un valore totale, in base alla direzione del movimento del prezzo. Se il prezzo di vendita cresce in una candela, il volume viene aggiunto; se scende, viene sottratto. Confrontando il trend dell’OBV con il trend del prezzo, si possono rilevare divergenze: ad esempio, se il prezzo si muove a rialzo ma l’OBV non conferma il movimento, significa che i volumi non stanno “supportando” il rialzo.

Money Flow Index (MFI)

Simile all’RSI (Relative Strength Index), ma basato sul volume oltre che sul prezzo. Il MFI cerca di quantificare il flusso di denaro che entra ed esce da un titolo, combinando variazioni di prezzo e volume.

Quando l’MFI raggiunge livelli di ipercomprato (solitamente sopra 80) o ipervenduto (solitamente sotto 20) in concomitanza con movimenti di prezzo decisi, può segnalare un possibile esaurimento del trend in corso.

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Prezzo medio ponderato per il volume (VWAP)

Sebbene il VWAP non sia un indicatore di volume “puro”, si rivela molto utile per sfruttare i volumi medesimi. Di base, rappresenta il prezzo medio ponderato per il volume. Viene spesso utilizzato dai trader istituzionali per valutare la qualità delle esecuzioni: acquistare sotto il VWAP significa, in teoria, acquisire un prezzo migliore di quello medio ponderato dal volume di mercato.

Ma è day trading che il VWAP si declina nel modo più singolare. In questo caso, può fungere da supporto o resistenza dinamica, poiché molti operatori lo utilizzano come riferimento.